A sud dell'alma

Chi passa i mari muta il cielo, non l'anima.

A sud dell'alma

Chi passa i mari muta il cielo, non l'anima.
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Terra Blog

Arquivo de: Dezembro 2007

31.12.07

Feliz 2008

categorias: Cibercultura
Pat_gio copia

Desejo que no Ano Novo que se inicia você realmente...
Ouça as palavras que sempre desejou ouvir .
Pronuncie as frases que um dia desejou repetir.
Sinta a emoção que sempre esperou sentir.
Caminhe pelos trilhos que um dia desejou seguir.
Divida o carinho com quem sempre desejou repartir.
Abrace todos os amigos que sempre desejou reunir,
e viva a vida que sempre sonhou existir...

Foto di Dario Ercole

A Alegria de ensinar

categorias: Livros, Formação

Ensinar
é um exercício
de imortalidade.
De alguma forma
continuamos a viver
naqueles cujos olhos
aprenderam a ver o mundo
pela magia da nossa palavra.
O professor, assim, não morre
jamais...

Rubem Alves no livro A Alegria de ensinar

Insegnare è un esercizio di immortalità. In qualche forma continuiamo a vivere in coloro i cui occhi appresero a vedere il mondo per la magia della nostra parola. Il professore, così, non muore mai… (traduzione mia)

Rubem Alves A Alegria de ensinar, Papirus Editora, Campinas SP 2000. São textos que dizem a alegria e o sofrimento da relação pedagógica; as missões (im)possíveis dos educadores e dos professores. São reflexões sobre a vida, a beleza, as crianças, a pedagogia. São um modo de fuga ao labirinto pós-moderno em que nos vamos perdendo…

Rubem Alves é Bacharel em Teologia (Seminário Presbiteriano de Campinas, S.Paulo), Mestre em Teologia (Union Theological Seminary, Nova Iorque, E.U.A) e Doutor em Filosofia pelo Princeton Theological Seminary, Nova Jérsia, E.U.A. É também, psicanalista pela Associação Brasileira de Psicanálise de S.Paulo. Junto à UNICAMP foi Professor Adjunto e Titular da Faculdade de Educação, livre-docente pelo Instituto de Filosofia e Ciências Humanas e Director da Assessoria de Relações Internacionais daquela Universidade. Publicou diversos livros, entre os quais destacamos O que é a religião?, Filosofia da Ciência, Conversas com quem gosta de ensinar, Ghandi: a política dos gestos poéticos, A alegria de ensinar, além de vários livros infantis.

30.12.07

La vita schiva

categorias: Livros

“Perchè essere discreti, saper tacere e riuscire ancora ad arrossire, quando il mondo intorno non sa far altro che sgomitare per mettersi in mostra, può diventare una preziosa virtù”.

Duccio Demetrio

La timidezza oggi non è di moda. L’essere timidi, per indole o per scelta, quando si adotti un contegno schivo, silenzioso, asciutto, è ritenuto spesso uno svantaggio, un modo sfuggente e incomprensibile di stare al mondo. Persino una malattia, una paura di vivere, un sottrarsi alle competizioni. L’aggressività gratuita, il farsi largo, la spudoratezza non contraddistinguono l’uomo e la donna sempre un po’ in disparte, il cui ritirarsi è indizio di pacatezza e riserbo, distacco da ciò che allontana il desiderio di solitudine. Questo libro controcorrente non vuole dare consigli per superare un tratto così profondamente umano. Sta invece dalla parte di chi ancora arrossisce, e considera la timidezza uno stile emotivo e mentale da valorizzare, un intreccio di virtù – saper tacere, essere delicati… - che si traducono in una più intensa coscienza di esistere.

La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza di Duccio Demetrio, Raffaello Cortina Editore

Duccio Demetrio insegna Filosofia dell’educazione all’Università di Milano Bicocca. Nella collana “Minima” ha pubblicato con grande successo Raccontarsi (1996), Elogio dell’immaturità (1998), Autoanalisi per non pazienti (2003) e Filosofia del camminare (2005).

29.12.07

SER EDUCADOR

categorias: Livros, Formação
Ser educador(a) é ser profeta da história,
clareando, pelo testemunho de seu viver,
os rumos das decisões humanas e o destino
dos povos,

Ser educador(a) é ser farol,
decifrando as trilhas de nossos caminhos
tortuosos,
ancorando o barco de nossas vidas em portos
luminosos.

Ser educador é ser criador de parábolas,
conscientizando para os valores éticos,
através das ciências que culminam na
sintaxe do bem-querer.

Ser educador é ser estrela guia,
mostrando que a noite é um cenário de amor
que eleva as estrelas em seu esplendor.

Ser educador(a) é ser fonte de inspiração,
despertando nos corações da humanidade
a arte de amar, com gestos de carinho e de
bondade.

Texto: A.S. Bogaz, orionita e Marcio Couto, dominicano - Ed. Paulinas Brasil

28.12.07

La prima volta che ho letto Martin Buber...

categorias: Formação
aquele_1

L'IPÊ E LA SCUOLA Mi ricordo perfettamente la prima volta che ho letto Martin Buber. Era pomeriggio, stavo sdraiato sull'amaca, là in Minas Gerais Man mano che leggevo il libro Io-tu grande gioia mi invadeva. Infatti le parole di Buber stavano illuminando il mio mondo interiore. Mi riconoscevo in quello che lui diceva. Io ho capito ciò che prima stavo vivendo senza capire. Provo a spiegare raccontando ciò che mi è accaduto un giorno. Stavo passeggiando, assorto nei miei pensieri, quando mi ha sorpreso con un assalto frontale un'esplosione di fiori: un ipê rosa [ ipê è un albero dai fiori di un colore acceso e delicato allo stesso tempo, quasi fosforescente. ndr. ]. Stupore, quasi spavento! M'è venuta una sùbita voglia di abbracciare quell'albero, mangiare i suoi fiori! Ero riconoscente verso la natura così meravigliosa, sacra! Eppure molte persone erano passate di lì o stavano passando o sarebbero passate più tardi senza provare il minimo stupore. So di una donna che odiava a morte il mansueto e meraviglioso ipê giallo che c'era davanti a casa sua. L'odiava perché "i fiori sporcano il suolo". Suolo di fiori gialli, d'oro, che dovrebbero restare lì! Fiori che c'è da togliersi le scarpe e camminare a piedi scalzi su quel tappeto! Ma la donna non vedeva con gli occhi. Vedeva con la scopa. Vedeva spazzatura. Adesso spiego Buber. Per Buber le cose, gli alberi, gli animali, le persone non sono cose, alberi, animali, persone in se stessi. Ma sono quello che sono a partire dalla relazione che stabiliamo con essi. Per la donna della scopa l'ipê giallo era un oggetto inerte, senza mistero. Per me gli ipê sono uno stupore: bellezza, gioia, rivelazione del mistero dell'universo. C'è un tipo di relazione che trasforma tutto in oggetti morti. Una donna si trasforma in oggetto per l'uomo che la usa al fine di provare piacere. Un uomo si trasforma in oggetto per la donna che lo usa al fine di ottenere status o sicurezza. Un bambino si trasforma in oggetto quando i suoi genitori lo manipolano per realizzare i propri sogni. Per un professore che pensa soltanto a terminare l'intero programma scolastico tutti gli alunni sono oggetti. Per chi corre dietro ai miracoli Dio è un oggetto che fa miracoli. L'elettore è un oggetto che il politico usa per ottenere il potere. Un ammalato può essere, per il medico, un "organismo affetto da malattia" e nulla più (oh, la scena di professori e universitari intorno a un malato del quale non sanno niente, neppure il nome, in una sala di ospedale! Lì non c'è un essere umano, ma un "caso interessante" ). Buber ha dato a questo tipo di relazione il nome di "io-esso". Toccate dalla relazione io-esso , tutte le realtà - siano esse cose, animali, persone, alberi, Dio stesso - tutte si trasformano in oggetti : io le uso per ottenere i miei propositi. Io sono il centro del mondo. Tutto quello che mi circonda è ridotto a ferramenta per i miei interessi. Quando invece i miei occhi sono aperti per cogliere lo stupore e il mistero delle realtà che mi circondano, io trattengo la mia mano. Non riduco le realtà a meri utensili. Tutti riconosco come miei compagni - non importa se si tratta di un ipê fiorito, o un cagnolino, una poesia, un bambino che vuole lavare il parabrezza della mia auto al semaforo Buber a questo tipo di relazione ha dato il nome di "io-tu". Le nostre scuole sono programmate come "catene di montaggio": i bambini sono "oggetti" che vengono "formati" secondo certe norme a loro esterne. Alla fine, più che "maturità" c'è "conclusione dell'assemblaggio": gli studenti sono carichi di saperi, centinaia, migliaia, tutti uguali. Appartengono al mondo dell' io-esso. Invece nella relazione io-tu ogni bambino è unico - per il fatto che è un compagno nella mia vita, compagno irrepetibile, non ce ne sarà un altro uguale. Nel mondo dell' io-esso si usa il potere perché si vuole manipolare un oggetto. Nel mondo dell' io-tu non si ricorre mai al potere perché si vuole accogliere dentro di sé ciò che sta innanzi. Il segreto della scuola dei miei sogni non sta nelle ricette dei princìpi pedagogici, ma nell'ipê fiorito. Sta nell'abbandono dell'uso del potere e della manipolazione. Immaginate una scuola dove non c'è direttore: tutti i professori sono direttori, nel senso che non c'è chi prenda decisioni finali; i "direttori" non vogliono usare il potere per far valere le proprie idee; le decisioni sono tutte condivise. Una scuola dove i professori non valgono più degli alunni. Dove i professori non danno ordini e gli alunni ubbidiscono. Qual è la ricetta? Non esiste. Come non c'è una ricetta per far fiorire l'ipê. O, come diceva Angelo Silesius: " La rosa non ha perché: fiorisce perché fiorisce ".

Rubem Alves