A sud dell'alma

Chi passa i mari muta il cielo, non l'anima.

A sud dell'alma

Chi passa i mari muta il cielo, non l'anima.
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Terra Blog

Arquivo de: Janeiro 2008

31.01.08

Que Será de Mim?

categorias: Poemas, Livros

et3LW

Com essa leitura dinâmica, decerto nem chegarão a me enxergar... Que sobrará de mim – eu que só escrevo para os que gostam de ler nas entrelinhas? Que escrevo, como bem sabem os meus fregueses, apenas para os gulosos, e jamais para os glutões.

Mário Quintana (1906 - 1994) no livro Caderno H -

Cosa ne sarà di me?

Con questa lettura dinamica, finirà che non riusciranno nemmeno a vedermi... Cosa resterà di me – io che scrivo solamente per quelli che amano leggere fra le righe? Che scrivo, come ben sanno i miei clienti, solo per i golosi e mai per gli ingordi.

tradução de Pierino Bonifazio - Opera eteropittorica di Sebastiano Quaglia del 1975 - Rapallo ITALIA

Per amore...

categorias: Livros
È sempre per amore che soffriamo;
anche quando crediamo di non soffrire per niente.

Christian Bobin

30.01.08

El alma tenias

categorias: Poemas, Livros

pat

El alma tenias
tan clara y abierta,
que yo nunca pude
entrarme en tu alma.

Busqué los atajos
angustos, los pasos
altos y difficiles...
A tu alma se iba
por caminos anches.

Preparé alta escala
- sonaba altos muros
guardàndote el alma-,
pero el alma tuya
estaba sin guarda
de tapíal ni cerca.

Te busqué la porta
estrecha del alma,
pero no teneba,
de franca que era,
entradas tu alma.

En dónde empezaba?
Acàbaba, en dònde ?
Me quedè por siempre
sentado en las vagas
lindes de tu alma.

Pedro Salinas - Foto di Patrizia Ercole

Un'anima tu avevi

Un'anima tu avevi
cosi chiara ed aperta
ch'io non potetti mai
nella tua anima entrare.

Andavo in cerca di aditi angusti,
d'alti e difficili passaggi...
Si andava alla tua anima
per aperti cammini.

Preparai un'alta scala
- sognavo di alte mura
che le fossero a guardia -,
però l'anima tua
era senza riparo
di muri e di recinti.

E ricercai la stretta porta
della tua anima,
ma non aveva accessi,
così franca com'era,
la tua anima.

Dov'è che cominciava?
Dov'è che aveva termine?
E rimasi per sempre seduto
sulle vaghe frontiere della tua anima.

traduzione di Vittorio Bodini

Obrigada amigos Grazie amici!

Blog_50_2

29.01.08

Vite di scarto

categorias: Livros, Formação

Un sociologo della portata di Zygmunt Bauman ci dice che la modernizzazione è la più prolifica e meno controllata linea di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione.
È il fondamentale punto di osservazione di uno studioso attento più di ogni altro alle “conseguenze sulle persone” della globalizzazione:
«Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto e dello smaltimento dei rifiuti ».
Infatti, la cultura liquido-moderna rifiuta la memoria e la fatica connessa al suo recupero e alla sua custodia, optando per il disimpegno e la molto più facile dimenticanza; come logico, avendo bisogno di inanellare rapidamente novità e discontinuità. Perché il fondamento della modernità, ricorda Bauman citando Paul Ricoeur, risiede nel desiderio di superarsi e oltrepassare la propria identità, rimettendola continuamente in discussione. Essere moderni significa stare perennemente in movimento; e scartare, giustappunto, i progetti non andati in porto e gli oggetti falliti, abortiti o superati. Nel pianeta “saturato” dal progresso economico, i rifiuti rappresentano l’elemento distintivo della globalizzazione. E poco importa se nel rapidissimo consumo di ogni cosa, vengono gettati altri esseri umani: tutto ciò che ostacola la corsa incessante della crescita economica costituisce un ostacolo da rimuovere obbligatoriamente. Così è per i popoli del Terzo mondo, la riserva di manodopera a basso costo, oltre che la discarica dei rifiuti, delle Fortezze America ed Europa; e così è per i losers, i perdenti “interni” al Primo mondo, poveri o affetti dalle malattie depressive liquide-moderne, come le chiama lo studioso, che dilagano sempre più. Così è per i migranti, i sans papiers, i richiedenti asilo, i rifugiati e i profughi di guerre, catastrofi ecologiche e tragedie umanitarie. Così è per le vittime degli innumerevoli traffici di una criminalità organizzata che mai si è arricchita tanto come nello “spazio dei flussi ”, al punto da condizionare in maniera decisiva l’economia globale, una quota considerevole della quale risulta, per l’appunto, di matrice illecita ed illegale.
È un affresco devastante quello che esce dal “grande vecchio” Zigmunt Bauman. Un quadro lucido e spietato, dal quale diventa sempre più urgente – e sempre più difficile – trovare una via d’uscita, prima di diventare tutti quanti “vite di scarto”.
Per Bauman il modello del libero mercato, modello dominante la società postmoderna biodegradabile è luogo di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. I rifiuti contemporanei sono persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. La modernità, in quanto progettazione delle forme della comunità umana, è luogo di scarti umani, quelli che mal si adattano al modello progettato.

Zygmunt Bauman Vite di scarto, Laterza, Bari 2007. Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.