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criado por patriziaercole
16:56:41
“Para que o carácter de um ser humano revele qualidades realmente excepcionais, é preciso ter a sorte de poder observar as suas acções ao longo de muitos anos. Se tais acções são desprovidas de todo o egoísmo, se o ideial que as dirige é de uma generosidade ímpar, se é absolutamente certo que não procuraram qualquer recompensa e se, além disso, deixaram marcas visíveis no mundo, estamos então, sem sombra de dúvida, perante um carácter inesquecível.”
Jean Giono
“O Homem Que Plantava Árvores” e é a história de um senhor muito peculiar, o pastor Elzéard Bouffier, contada por Jean Giono. A animação, lindíssima, é de Frédéric Back.
Aqui pode ver o filme (em inglês) http://video.google.com/videoplay?docid=2926032018049266053&q=l%27homme+qui+plantait+des+arbres&pr=goog-sl
Esta animação delicada e única, vencedora do OSCAR® de filme curto de animação, é um tributo ao trabalho árduo e à paciência.
Conta a história de um homem bom e simples, um pastor que, em total sintonia com a natureza, faz crescer uma floresta onde antes era uma região árida e inóspita. As sementes por ele plantadas representam a esperança de que podemos deixar pra trás um mundo mais belo e promissor do que aquele que herdamos.
Observações: Licenciado para 50 países e ganhador do OSCAR e de mais 40 prêmios:
- OSCAR® 1988 – Melhor filme curto de animação
- ANNECY 1987 (Festival Internacional do Cinema de Animação) – Grande Prêmio e Prémio do Público, , Annecy, França, 1987.
- Festival Internacional de Animação de Hiroshima 1987 – Grande Prêmio
- Festival Internacional de Ottawa 1988 – Grande Prêmio
Também aqui pode ver o filme (em português do Brasil) http://www.synapsedigital.com.br/conteudo/ohomemqueplantavaarvores/index.html
O homem que plantava árvores é um livro de Jean Giono, Editora Ediouro.
Este livro, de leitura rápida, nos conta a história de Elzeàrd Bouffier, um homem de grande simplicidade e determinação. Sozinho, plantou milhares de sementes de árvores em uma região desértica da França. Vinte anos depois o lugar transforma-se um uma verdadeira floresta, reluzindo saúde e prosperidade.

criado por patriziaercole
12:55:15
criado por patriziaercole
08:08:51 
«Ma i libri, pur necessari, non parlano da soli» Raimond Klibansky
«Tutti i libri del mondo non valgono una carezza»
«Dio non parla con i libri, i libri servono qualunque padrone»
«Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico»
«Sarà Dio a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo»
Un film di Ermanno Olmi. Con Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara, Damiano Scaini, Franco Andreani. Genere Commedia, colore, 92 minuti. Produzione Italia 2007.
TRAMA Un giovane ma già affermato professore dell'Università di Bologna si trova al centro di una difficile indagine. Abbandona tutto e approda sulle rive tranquille del fiume Po dove scopre un vecchio rudere e se ne appropria. Intorno a questa nuova dimora si intrecciano storie di amicizia, di vita quotidiana e d'amore tra il professore e gli abitanti del posto. In una sorta di intesa spontanea con l'istante in cui si vivono tutte le possibili realtà.
La bravura di Olmi sta nel dare a questo suo deciso attacco antiecclesiastico i toni delicati di una storia semplice, assestando al momento giusto delle energiche stoccate che mettono in ginocchio il proprio bersaglio.
E' sempre più raro vedere nel cinema italiano un concetto scomodo espresso con lucidità e coraggio. L'ultimo film di finzione di Ermanno Olmi, prima del definitivo trasferimento nei territori più liberi del documentario, è un raro esempio di cinema audace, l'opera di un regista che non ha timori nell'esprimere chiaramente il proprio punto di vista su una questione scottante, con un garbo ed un eleganza che rendono ancor più illuminante questo suo attacco alla religione, e più in generale a quel mondo odierno anestetizzato da regole e norme scritte, e dalla presunzione di chi vuole imporre a tutti la propria Verità. Olmi, regista cattolico che riesce a sfuggire con grande intelligenza all'arroganza di una Chiesa mortificante, in questo suo ultimo film sceglie di appendere Dio al chiodo, quel Dio in nome del quale si giustificano guerre, martiri e abomini quotidiani, dice no a quella Chiesa che inquina la vita politica e sociale di un paese con atti di terrorismo spirituale, e invoca un ritorno alla parola di Gesù Cristo, al suo insegnamento del perdono e al suo stare in mezzo agli uomini ed ascoltarli, ma il Cristo a cui egli si riferisce è anche quello che può abitare dentro ogni uomo.
I cento chiodi del titolo sono quelli piantati da un giovane professore di filosofia in altrettanti libri della Biblioteca dell'Università di Bologna, un atto simbolico ed estremo che manda in subbuglio le istituzioni (la Chiesa, l'Università, la Polizia). Fuggito, in decappottabile, dal luogo del delitto, deciderà di inscenare un suicidio e abbandonerà tutto ciò che rappresenta ormai il suo passato, ad eccezione di carta di credito, computer portatile e qualche vestito, rifugiandosi sulle rive del Po, in un riparo di fortuna, un rudere abbandonato e quasi completamente distrutto dal tempo. Ad accoglierlo ci saranno gli abitanti del posto che, senza fargli domande, lo aiuteranno a riparare quella casa e a ritrovare sé stesso, ricordandogli, con la loro spontaneità ed ingenua serenità, il vero senso della vita tra gli esseri umani. Una sorta di parabola quindi sul ritorno alla vita, sull'andare verso gli altri, piuttosto che piegarsi alla volontà di chi impone quelle regole che spesso portano all'umiliazione e all'annientamento del proprio simile.
Non ci sono nomi in questo film e il protagonista è per tutti il Professorino, mentre per gli abitanti del villaggio è semplicemente Gesù Cristo, per il suo look, per il modo di parlare, per come è entrato nel cuore di ognuno senza dire nulla di sé. Olmi ci presenta quest'uomo solo dopo averci mostrato la magnificenza e l'orrore del suo gesto e gli effetti devastanti che questo ha prodotto in una comunità che si raccoglieva, e in qualche modo si riconosceva, in quel luogo dal lui sfregiato. Qualcuno definisce quell'atto "la strage degli innocenti", ma l'intuizione del film è un'altra ed è formidabile: da quei volumi non è uscito un solo grido di dolore, i libri da soli non fanno male, è l'uso (o meglio l'abuso) che gli uomini fanno di essi che può portare a immani catastrofi. L'attacco è diretto contro la Chiesa e ne è testimonianza il Monsignore che respira l'inchiostro di quei libri come fosse il suo unico ossigeno. E quando questi rivolgerà l'indice contro il Professorino per condannarlo, finirà con l'essere chiamato, lui e il suo Dio, ad una inaspettata resa dei conti.

criado por patriziaercole
13:15:58
Regia Etienne Chatiliez - Genere Commedia/Grottesco 2002
TRAMA "Sei così adorabile... Se lo vuoi, potrai restare a casa per sempre...". Chini su Tanguy, Paul e Edith Guetz non immaginano che quella dichiarazione d'amore al loro piccino sarà profetica: 32 anni più tardi, Tanguy è ancora a casa. Brillante, plurilaureato, affascinante, seducente, Tanguy vive ancora con i suoi genitori e ci sta benissimo. Paul scherza sull'argomento, parlando del loro "grande bambino" e all'apparenza in casa regna l'armonia, ma in realtà Edith non sopporta più il figlio, lo odia e quando Tanguy annuncia che dopo aver discusso la sua tesi di cinese si trasferirà a Pechino, per Edith è una liberazione. Ella si comporta come una madre premurosa, sorridente ma lacerata dentro per la imminente partenza del figlio, contando i giorni che mancano alla fatidica data. Ma il giorno che Tanguy annuncia che rimanda la partenza di un anno, Edith crolla, si confida con Paul che cade dalle nuvole ed insieme decidono di agire: Tanguy deve partire o resterà per sempre...
La Critica - Rassegna Stampa
"Diretto dall'Etienne Chatilliez di 'La vita è un lungo fiume tranquillo', altra storia di famiglia, campione d'incassi in patria, 'Tanguy' mescola felicemente spunti sociologici, commedia dell'assurdo e gusto francese per la commedia nera. Memorabile la trasformazione di Dussollier, da paparone amoroso a belva spietata. Ma tutto il film, solido, generoso e assolutamente esilarante, trabocca di notazioni pungenti (l'amore per la Cina, che lo rende vicino e remoto insieme; l'ambivalenza dei rapporti famigliari). E se i tre protagonisti sono grandiosi, nei dialoghi si affaccia, con una citazione gaglioffa, pure Liz Taylor". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 marzo 2002)

criado por patriziaercole
11:16:03