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L'amore è tra me e quel fondo abissale che c'è dentro di me, a cui io posso accedere grazie a te. Tu, con cui faccio l'amore, sei quel Virgilio che mi consente di andare nel mio Inferno, da cui poi emergo grazie alla tua presenza (perché non è detto che chi va all'Inferno poi riesca a uscire di nuovo).
Grazie alla tua presenza io emergo: per questo non si fa l'amore con chiunque, ma con colui/lei di cui ci si fida; e di che cos'è che ci si fida? Della possibilità che dopo l'affondo nell'abisso si possa essere riportati fuori.
Umberto Galimberti, nel libro La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, Feltrinelli.
I contenuti del libro. Nella casa di psiche ha preso dimora un ospite inquietante che chiede, con una radicalità finora sconosciuta, il 'senso dell'esistenza'. Gli altri ospiti, che già abitavano la casa, obiettano che la domanda è vecchia quanto il mondo, perché, dal giorno in cui sono nati, gli uomini hanno conosciuto il dolore, la miseria, la malattia, il disgusto, l'infelicità e persino il "disagio della civiltà" a cui prima le pratiche religiose, poi quelle terapeutiche, con la psicoanalisi in prima fila, hanno tentato di porre rimedio. L'ospite inquietante però insiste nel dire che nell'età della tecnica la domanda di senso è radicalmente 'diversa', perché se nell'età pre-tecnologica la vita e il mondo apparivano privi di senso in quanto miserevoli, nell'età della tecnica la vita e il mondo appaiono miserevoli in quanto privi di senso. Di fronte a questa diagnosi, la psicoanalisi rivela la sua impotenza, perché gli strumenti di cui dispone conoscono il non-senso di una vita tormentata dalla sofferenza, ma non la sofferenza determinata dall'irreperibilità di un senso. Qui occorre la pratica filosofica. Fin dal suo sorgere, la filosofia si è applicata alla ricerca di senso e, a differenza della psicoanalisi, non ha mai esitato a mettere in questione il mondo, che oggi si identifica con la tecnica, la quale concependo l'uomo soltanto come "un mezzo nell'universo dei mezzi", lo getta nel deserto dell'insensatezza. Dall'insensatezza non si esce con una 'cura', perché il disagio non origina dall'individuo, ma dal suo essere inserito in uno scenario, quello tecnico, di cui gli sfugge la comprensione. E se il problema è la 'comprensione', gli strumenti filosofici sono gli unici idonei per orientarsi in un mondo il cui senso, per l'uomo, si sta facendo sempre più recondito e nascosto. (Umberto Galimberti)
criado por patriziaercole
04:57:28