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Chi passa i mari muta il cielo, non l'anima.

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Terra Blog

29.01.08

Vite di scarto

categorias: Livros, Formação

Un sociologo della portata di Zygmunt Bauman ci dice che la modernizzazione è la più prolifica e meno controllata linea di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione.
È il fondamentale punto di osservazione di uno studioso attento più di ogni altro alle “conseguenze sulle persone” della globalizzazione:
«Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto e dello smaltimento dei rifiuti ».
Infatti, la cultura liquido-moderna rifiuta la memoria e la fatica connessa al suo recupero e alla sua custodia, optando per il disimpegno e la molto più facile dimenticanza; come logico, avendo bisogno di inanellare rapidamente novità e discontinuità. Perché il fondamento della modernità, ricorda Bauman citando Paul Ricoeur, risiede nel desiderio di superarsi e oltrepassare la propria identità, rimettendola continuamente in discussione. Essere moderni significa stare perennemente in movimento; e scartare, giustappunto, i progetti non andati in porto e gli oggetti falliti, abortiti o superati. Nel pianeta “saturato” dal progresso economico, i rifiuti rappresentano l’elemento distintivo della globalizzazione. E poco importa se nel rapidissimo consumo di ogni cosa, vengono gettati altri esseri umani: tutto ciò che ostacola la corsa incessante della crescita economica costituisce un ostacolo da rimuovere obbligatoriamente. Così è per i popoli del Terzo mondo, la riserva di manodopera a basso costo, oltre che la discarica dei rifiuti, delle Fortezze America ed Europa; e così è per i losers, i perdenti “interni” al Primo mondo, poveri o affetti dalle malattie depressive liquide-moderne, come le chiama lo studioso, che dilagano sempre più. Così è per i migranti, i sans papiers, i richiedenti asilo, i rifugiati e i profughi di guerre, catastrofi ecologiche e tragedie umanitarie. Così è per le vittime degli innumerevoli traffici di una criminalità organizzata che mai si è arricchita tanto come nello “spazio dei flussi ”, al punto da condizionare in maniera decisiva l’economia globale, una quota considerevole della quale risulta, per l’appunto, di matrice illecita ed illegale.
È un affresco devastante quello che esce dal “grande vecchio” Zigmunt Bauman. Un quadro lucido e spietato, dal quale diventa sempre più urgente – e sempre più difficile – trovare una via d’uscita, prima di diventare tutti quanti “vite di scarto”.
Per Bauman il modello del libero mercato, modello dominante la società postmoderna biodegradabile è luogo di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. I rifiuti contemporanei sono persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. La modernità, in quanto progettazione delle forme della comunità umana, è luogo di scarti umani, quelli che mal si adattano al modello progettato.

Zygmunt Bauman Vite di scarto, Laterza, Bari 2007. Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.

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